Dal collegamento all’incontro

Carissimi,

in un mondo che va sempre più di fretta, dove le possibilità di comunicazione si evolvono, divenendo accessibili ai più, si moltiplicano le opportunità di essere aggiornati in tempo reale sui vari aspetti della vita dei singoli, come delle comunità. Nasce da qui l’idea che uno spazio nel web possa diventare il punto di raccordo e di lancio di tutta una serie di attività. Nasce così l’idea del sito per la nostra parrocchia. Punto di incontro di quanti, lontani o vicini a Borgagne, come luogo geografico, o come spazio degli affetti, vorranno sentirsi per qualche momento a casa, con l’immediatezza di un click e l’aiuto di immagini e testi.

Si parte in semplicità, con la consapevolezza di calcare un terreno ricco di opportunità e limiti inevitabili, ma anche con l’intento di puntare in alto. Non mi riferisco tanto ai mezzi tecnici, quanto all’invito di Giovanni Paolo II, il papa che, a conclusione del grande Giubileo che ci ha introdotti nel nuovo millennio, riprendeva le parole di Gesù ai suoi: prendete il largo, duc in altum.Nello stesso passaggio, dopo un anno intenso e ricco di appuntamenti, incontri ed eventi, invitava la Chiesa a preoccuparsi più dell’essere che del fare. Allora anche un mezzo di comunicazione può superare sé stesso per divenire mezzo di comunione. Una differenza minima a livello nominale, ma grande nei contenuti, nella sostanza, nelle conseguenze. Dietro un monitor ci sono delle persone, ciascuna con la sua storia, fatta anch’essa di opportunità e limiti, di slanci e di ferite, del tanto che si porta dentro, della fatica di comunicarlo, o meglio di poterlo comunicare in modo autentico e vero. La facilità di un collegamento in rete, (il cosiddetto link,) spesso nasconde la fatica di stringere le mani in un collegamento tra persone. Ecco, i tanti nodi, dell’anima prima che della rete: riuscire a comunicare, oltre le parole, per incontrare, per riscoprire la nostra umanità e vederla riflessa in altri, insieme creati a immagine e somiglianza di Dio Comunione d’Amore.

Non ci può essere comunione senza comunicazione, ma non si tratta tanto di abbreviare la parola, piuttosto di lasciar cadere le squame che l’egoismo produce e la paura trasforma in maschere per difenderci dall’altro. Una bella sfida, quella di navigare in mare aperto, con la consapevolezza di essere, come comunità, pescatori di uomini, capaci cioè di risollevare in questo nostro travagliato tempo, uomini e donne per restituire piena dignità.

Per questo un sito non basta, è solo di passaggio. Non basta navigare senza trovare un porto. Allora voglio immaginare che quanti useranno questo piccolo mezzo vicini o lontani si sentano raggiunti e partecipi di una comunità che spera, crede, soffre, ama, commette anche dei peccati e per questo sperimenta la grandezza della misericordia di Dio che ci sollecita a rimetterci in cammino. Allora forse, qualcuno troverà la forza di schiodarsi dal monitor per un incontro reale, autentico e sincero, in cui tendere le mani e allargarle nell’accoglienza di un abbraccio. Perché, come dice d. Tonino Bello: «Il pellegrinaggio più faticoso è quello che porta l’uomo dalla periferia al centro del proprio cuore. Il più lungo è quello che conduce alla casa di fronte. Il più serio è quello che porta all’incontro con Dio».

 

 

 

dalla Lettera Pastorale di Mons. Seccia

 

Orizzonti pastorali

• Tra i compiti del parroco e dei sacerdoti suoi collaborato- ri c’è quello del porsi in ascolto dal popolo loro affidato. Tante sono le opportunità durante tutto l’anno liturgico. Tra queste si incoraggia l’antica consuetudine della visita alle famiglie del Tempo di Pasqua. Restano ancora occa- sioni privilegiate per entrare nelle case e nella vita quoti- diana delle persone che abitano il territorio parrocchiale;

• Una maggiore disponibilità nella celebrazione del sacra- mento della riconciliazione e nel servizio della direzio- ne spirituale favoriranno senza alcun dubbio l’esercizio dell’apostolato dell’orecchio;

•Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) può concreta- mente aiutare i sacerdoti a pianificare e mettere in atto le possibili strategie che portino all’ascolto di tutta la fami- glia parrocchiale;

• Recuperare la funzione specifica dei CPP a partire dal loro rinnovo se necessario. Essi non possono continuare ad es- sere occasionale braccio operativo delle iniziative propo- ste dai parroci ma dovranno diventare luoghi di ascolto, di riflessione e di discernimento. Luoghi per impostare insieme il cammino delle comunità e verificarne periodicamente l’adeguatezza;

•Approfittare dei tempi forti dell’Anno liturgico e soprattutto dei necessari incontri in preparazione alle celebrazioni sacramentali dei ragazzi per vivere con le famiglie delle proficue esperienze di ascolto reciproco;

  • Valorizzare nell’apostolato dell’orecchio le figure già esisten- ti in parrocchia specialmente i catechisti (sia quelli che si occupano di iniziazione cristiana, sia quelli che lavorano con gli adulti in preparazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio), i ministri straordinari dell’eucaristia, i volontari della Caritas e gli educatori dell’oratorio;
  • Promuovere occasioni di incontro con i genitori dei ragaz- zi che frequentano la catechesi soprattutto durante i tem- pi forti dell’anno liturgico e utilizzarle come esperienze di ascolto reciproco;
  • Di conseguenza, incoraggiare tra i genitori (e tra tutti gli adulti) la costituzione di gruppi di famiglie che riscopra- no la vocazione a diventare sentinelle del territorio, media- tori tra domanda e offerta;
  • Non disprezzare una pastorale di strada, a partire dall’op- portunità di formare persone capaci di andare lì dove si incontrano – nella quotidianità – uomini e donne che non si sentono raggiunti dalla profondità del messaggio cri- stiano e attendono al margine una Parola che gli possa cambiare la vita;
  • Anche le nostre comunità cristiane ormai stanno acqui- sendo una composizione multietnica. La pastorale della prossimità richiede una particolare attenzione alla pre- senza di questi fratelli affinché non si sperimentino mar- ginalizzati ma parte viva e ricchezza per la comunità.